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Intorno al “concetto di bellezza”

“La bellezza è un ordine o un accordo in modo tale che nulla può essere modificato se non in peggio”:

una concezione estetica che trova una chiara definizione nelle parole di Leon Battista Alberti.

Chi era?

Intorno al concetto di “bellezza”, ricordiamo un illustre concittadino Genovese, che della “bellezza” ne fece un punto fermo di riferimento, in quel Rinascimento che inaugurava una nuova era in cui la rappresentazione della bellezza assumeva un ruolo centrale nell’arte.

«Ci è un uomo che per la sua universalità parrebbe volesse abbracciarlo tutto, dico Leon Battista Alberti, pittore, architetto, poeta, erudito, filosofo e letterato»

(Francesco de Sanctis, Storia della letteratura italiana)

Leon Battista Alberti nacque a Genova, il 14 febbraio 1404 da Bianca Fieschi, è stato un architetto, scrittore, matematico, umanista, crittografo, linguista, filosofo e musicologo italiano; fu una delle figure artistiche più poliedriche del Rinascimento. Il suo primo nome si trova spesso, soprattutto in testi stranieri, come Leone.

Gli artisti dell’epoca evocavano un ideale di “bellezza” che rispondeva non solo ai loro canoni, bensì si ispiravano anche ad un concetto greco di antica perfezione fisica e morale, anche filosofico, che si riverberava nelle richieste dei committenti delle loro opere:

così Botticelli elaborava una Venere che non corrispondeva a una donna reale, ma a un concetto astratto di perfezione fisica e armonia morale, pur ispirandosi alla sua amata dama* (e anche qui, ritorna Genova! * Le donne ritratte da Botticelli somigliano tutte a Simonetta Vespucci nata Cattaneo, di Genova, erede delle famiglie nobili genovesi Spinola e Cattaneo della Volta).

Raffaello ripeteva volti ideali per incarnare virtù e grazia, mentre Bronzino, nei ritratti di giovani nobili, esaltava attributi fisici e culturali per rispecchiare il prestigio del soggetto e il suo potenziale futuro.

Una delle esemplificazioni più chiare della mutevolezza del concetto di bellezza si riscontra nel confronto tra la Venere di Botticelli, voluttuosa e armoniosa, con proporzioni ispirate ai classici, e la Venere nord-europea di Lucas Cranach, che, pur seguendo i principi umanisti, appare più snella, stilizzata e con lineamenti adattati ai canoni locali.

Questo ideale di “bellezza” non apparteneva solo agli artisti per le loro opere pittoriche, ma dilagò ovunque: dalla letteratura fino alle “stoviglie” di maiolica! Un intreccio artistico-culturale che coinvolgeva un’epoca intera, dove la riscoperta delle statue antiche forniva modelli ideali da cui trarre ispirazione ed insegnamento.

La bellezza, quindi, non era più mera attrazione fisica, ma sintesi di virtù morale, grazia, cultura e aspirazioni sociali, capace di comunicare il valore del soggetto e del committente.

Attraverso maioliche e dipinti, la bellezza si trasformava in memoria culturale, specchio dei valori di un’epoca e testimonianza della capacità dell’arte di elevare l’umano all’universale.

Il simbolo di “bellezza” per eccellenza è rappresentato dal celeberrimo dipinto di Sandro Botticelli: “la nascita di Venere”.